Nell’ambito delle telecomunicazioni, la gestione delle richieste da parte degli utenti può talvolta generare situazioni paradossali. Un episodio emblematico, avvenuto durante una recente sessione presso il Co.Re.Com, evidenzia in modo chiaro le criticità di tali processi.
Un nostro assistito, titolare di due contratti di rete fissa presso due distinti indirizzi, ha contattato il proprio operatore per ottenere l’identificativo necessario alla disattivazione di una delle due linee. Tuttavia, a causa di un errore dell’operatore, gli è stato fornito il codice impianto relativo alla connessione da mantenere, anziché a quella da cessare.
L’utente ha quindi inviato la richiesta di disdetta indicando l’indirizzo corretto, ma il codice impianto errato. L’operatore, senza effettuare alcuna verifica sulla coerenza delle informazioni, ha proceduto con la disattivazione della linea corrispondente al codice ricevuto, ovvero quella che l’utente intendeva mantenere.
Tale circostanza impone una riflessione: nell’analisi di una richiesta di disdetta, appare improbabile che un indirizzo civico venga riportato erroneamente, mentre un codice numerico di identificazione può più facilmente essere trascritto in modo errato. Risulta quindi incomprensibile come, in fase di elaborazione della richiesta, non sia stata rilevata l’incongruenza tra i dati forniti, prevenendo così un disservizio tanto significativo.
Di conseguenza, il nostro assistito si è trovato improvvisamente privo della propria connessione internet e, soprattutto, impossibilitato a recuperare il proprio numero di telefono. Nonostante reclami e segnalazioni, la linea è rimasta disattivata per oltre due mesi, e quando Praesidium è stata chiamata in causa, non era più possibile ripristinare il numero.
La perdita di un numero telefonico, pur essendo un’eventualità sempre più rara, rappresenta ancora oggi un danno estremamente grave, in particolare per le aziende. L’impatto di una tale interruzione è evidente: centinaia di clienti che tentano di contattare un’impresa si ritrovano di fronte a un numero inesistente o, ancor peggio, assegnato a un altro soggetto.
Grazie all’intervento tempestivo di Praesidium, il cliente ha ottenuto un indennizzo di 700 euro in soli 21 giorni, un risultato significativo considerata la difficoltà di ottenere risposte concrete dagli operatori, spesso inadempienti nel gestire PEC e segnalazioni telefoniche.
Questo caso testimonia ancora una volta l’impegno di Praesidium nel tutelare i diritti degli utenti, garantendo soluzioni efficaci nel minor tempo possibile.
Il Team di Praesidium
